aggiornato il 4/6/2005 Paolo Caldesi
Leggi il prologo
Leggi la prima parte
II
Quando arrivò all'indirizzo dell'annuncio, l'aspirante Spazzaparole si trovo di fronte ad una fila interminabile di persone; "non è possibile! - pensò - anche questa volta sono arrivato troppo tardi". Stava per andarsene quando una signorina lo chiamò:
"Ehi scusi! Si sta dimenticando il numero".
"Il numero?"
"Certo, il numero per il suo turno". Replicò la signorina gentilmente
"Ma..."
"Prenda, questo è l'ultimo numero di oggi". Il tono era perentorio e il giovane non riuscì a fare altro che prendere il suo numero e mettersi seduto su una panca in fondo al lungo corridoio, ultimo della fila .
"Caspita ma quanti posti di lavoro sono?" pensò, " Bah! mi ha dato il numero, tanto vale aspettare".
La lunga coda di persone si consumò velocemente. Entravano dalla porta uno alla volta a tempi regolari, uno al minuto calcolò. Nessuno usciva. "Ci deve essere un'uscita dall'altra parte", pensò. Quando arrivò il suo turno la curiosità era tanta, ma a differenza degli altri dovette aspettare fuori dalla porta cinque minuti abbondanti.
"Accidenti, non hanno più bisogno di nessuno" disse, ma proprio in quel momento la signorina che gli aveva dato il numero si affacciò alla porta, sorrise, e lo invitò ad entrare.
La prima curiosità se la tolse subito, nella stanza c'era un'altra porta: sicuramente l'uscita.
Si trovò in un'aula come quelle della scuola elementare, con i banchi disposti a ferro di cavallo e una scrivania su una vecchia pedana di legno.
"Fuori norma - pensò - i bambini possono inciamparci e farsi male". Subito la persona che stava al di là della cattedra domandò "quando toglieranno questa vecchia pedana?"
A chi lo domandava? La signorina era già uscita e non c'era nessun altro nella stanza.
L'uomo sulla cattedra avrà avuto un'ottantina di anni, i capelli bianchi, una barba bianca folta e così lunga che, in un'altra stagione e vestito in modo adeguato, sarebbe stato un perfetto Babbo Natale.
Il vecchio fissò negli occhi l'aspirante Spazzaparole e lo ammonì: "prima di tutto io non sono Babbo Natale".
Il giovane impallidì.
"Il lavoro non è un regalo, se lo vuoi te lo devi guadagnare. Siediti!" e gli indicò una piccola sedia davanti alla cattedra, tanto bassa che, quando fu seduto, le ginocchia gli arrivarono all'altezza del petto.
"Secondo te qual è il lavoro più bello?" Domandò il vecchio. L'aspirante Spazzaparole pensò al suo sogno di fare il forestale, poi quasi stringendo le spalle disse:
"il lavoro più bello è quello che piace".
"E il lavoro più importante?" replicò immediatamente il vecchio. L'aspirante Spazzaparole quasi d'istinto rispose
"quello che non ha prezzo per essere pagato".
Il vecchio rimase impassibile, in silenzio, cominciò a riempire un modulo. Passò un quarto d'ora buono, prima di vedergli alzare lo sguardo dai fogli di carta.
"Domani sarà il tuo primo giorno di lavoro; seguimi". Certo un'attesa così lunga era molto strana, ma l'aspirante tutto aveva pensato meno che essere stato assunto come "Spazzaparole".
... continua
| indietro
copyright | credits | privacy | accessibilità | valid xhtml 1.1 | valid css | rss