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Accessibilità. E poi?

aggiornato il 7/5/2005   Emiliano Ricci

Anche supponendo che il sito Web sia certificato accessibile a norma di legge, siamo davvero tutti certi che sia finita lì?
Esistono altri obiettivi che si deve porre chi realizza un sito Web...

Accessibilità. Ormai non si parla d'altro. Sembra diventata la chiave che apre ogni porta. Soprattutto quelle di accesso - scusate il bisticcio - all'aggiornamento / rifacimento / ammodernamento dei siti Web delle Pubbliche Amministrazioni (PA). Ma una volta che il sito Web sia certificato accessibile a norma di legge, siamo davvero tutti certi che sia finita lì?

E dell'usabilità non vogliamo più parlare? Di come i due concetti talvolta si intersechino fin quasi a diventare uno solo, o di come talvolta siano talmente separati da non capire più se l'uno implica l'altro o viceversa?

Allora proviamo, intanto, a fare chiarezza sui due concetti portanti del Web d'inizio millennio. Per usabilità cosa si intende? Prendendo a prestito le parole di Michele Visciola, "un sito web è usabile quando soddisfa i bisogni informativi dell'utente finale che lo sta visitando e interrogando, fornendogli facilità di accesso e di navigabilità e consentendo un adeguato livello di comprensione dei contenuti. Nel caso non sia disponibile tutta l'informazione un buon sito demanda ad altre fonti informative".

E per accessibilità? In senso generale, l'accessibilità è invece la capacità del sito di rendere raggiungibili le proprie informazioni ad un pubblico ampio, con il superamento dei problemi tecnologici e di organizzazione delle informazioni. In particolare, rispetto agli utenti diversamente abili, l'accessibilità comprende il superamento di barriere tecnologiche di accesso al sito e alle sue informazioni, per esempio anche - ma non solo - attraverso la proposta di percorsi di consultazione alternativi.

Quali sono allora gli obiettivi che si deve porre chi realizza un sito Web (o una parte di esso) per una Pubblica Amministrazione? I primi sono quasi banali:
- aumentare l'accesso di ogni categoria di utenti superando i limiti delle nuove tecnologie,
- aumentare l'accesso dei diversamente abili, partecipando ad un più generale processo di integrazione,
- Ottenere i riconoscimenti di validazione (W3C) e di qualità (Bobby, Trace, ma soprattutto il "bollino" previsto dalla Legge Stanca).

Ma sono sufficienti questi per garantire la bontà di un sito e la sua fruibilità dal maggior numero di utenti possibile? Naturalmente no. Perché un sito viene conosciuto, riconosciuto e visitato anche e soprattutto se:
- ha visibilità rispetto ai motori di ricerca, magari avendo raggiunto il "top ranking" nella sua categoria,
- incrementa il livello di accesso ai servizi forniti,
- sviluppa il marketing interattivo (dichiarazione strategie, classificazione dell'utenza, fidelizzazione, partecipazione/interazione ecc.).
Come dire: inutile essere accessibili/usabili se nessuno ci conosce. Si possono anche avere le porte spalancate, ma se non entra nessuno, è solo lavoro sprecato.

A nostro giudizio però occorre aumentare il livello anche rispetto ad altri importanti indicatori (di usabilità e accessibilità), spesso trascurati, definiti per la prima volta nella ricerca Le città digitali in Italia, svolta da Censis, RUR e Assinform e nell'indagine Rapporto di valutazione della P.A. Centrale on line, effettuata da Censis in collaborazione con Atenea.

Quali sono questi indicatori? Eccoli:
- trasparenza amministrativa, ovvero soddisfazione dei diritti d'accesso alle informazioni pubbliche sanciti dalla normativa,
- disponibilità di servizi,
- qualità dei servizi,
- accesso e interattività,
- interazione e relazionalità,
- marketing territoriale,
- qualità tecnologica,
- caratterizzazione istituzionale, ovvero riconoscibilità del sito in ogni sua parte in quanto fonte ufficiale di un'Istituzione.

Semplici, no? Tanto ovvi che fino a pochi anni fa nessuno ci pensava. Ma poi i cittadini-navigatori sono aumentati, hanno acquisito consapevolezza dello strumento, sono diventati sempre più esigenti. E adesso i siti Web delle PA devono farci quotidianamente i conti. Con risultati spesso disastrosi.

Conclusione: va bene l'accessibilità, va bene l'usabilità, va bene aumentare il proprio raggio d'azione e il proprio bacino d'utenza facendosi raggiungere e visitare anche da utenti tecnologicamente arretrati e/o diversamente abili. Ma non fermiamoci qua. Diventare accessibili è l'inizio della sfida per un sito Web, non la vittoria della partita. Perché una pagina completamente bianca con su scritto "Lavori in corso" in carattere nero formato gigante è sicuramente accessibile... ma non dice assolutamente niente.

Bibliografia:
M. Visciola, Usabilità dei siti web, Apogeo, 2000
L. Burzagli, P. Graziani, Accessibilità dei siti Web. Problematiche reali e soluzioni tecniche, CNR IROE, 1999
(http://www.ifac.cnr.it/smid/accesso/accesso.htm)



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