
aggiornato il 11/4/2005 Linda Grilli
Che lavoro fai? Sono Web Content Manager.
Cioè? Mi occupo di contenuti su Web.
Ah, ma sei giornalista? No, veramente no.
Ma in cosa sei laureata? Ho fatto Chimica a Milano. Chimica pura.
Chimica? Ma cosa c'entra col giornalismo? Poco. Comunque non sono giornalista...
Ma di preciso cosa fai? Progetto contenuti per la Rete.
Ma allora sei una giornalista che scrive su Internet...
Questo colloquio si svolgeva due anni fa ed era un classico: ogniqualvolta qualcuno mi poneva la fatidica domanda - "Che lavoro fai?" - inevitabilmente iniziava il mio calvario di spiegazioni. E alla fine la sensazione era sempre la stessa: il mio interlocutore girava le spalle senza aver capito quale fosse la mia reale occupazione. Al massimo si faceva l'idea che io fossi una "specie" di giornalista.... E come dargli torto? Come spiegare che, per guadagnarmi da vivere, passo circa 2/3 della mia esistenza collegata ad Internet? Che uso MSN Messenger per comunicare con la collega d'ufficio, la quale "dista" dalla mia scrivania ben 50 cm? Che ricevo dalla mattina alla sera e-mail firmate "Internet Project Manager" o "Web Designer" o ancora "Web Writer"? Così, dopo non poche peripezie, sono riuscita a diventare giornalista pubblicista ed ora - in occasione di estemporanee "interviste" da parte di amici e conoscenti - taglio corto e dico: "Faccio la giornalista".
In Il web editor: anche tecnico e stratega militare, pubblicato sul Blog di Luisa Carrada, guru della scrittura professionale, si afferma: "Se soffrite di personalità multipla, il web content manager o web editor è il mestiere per voi", soprattutto se l'azienda per cui lavorate fornisce anche servizi online all'utenza. In effetti il Web Content Manager non è solo la principale figura responsabile della creazione dei contenuti di un sito web. Egli ha anche la responsabilità della definizione ed elaborazione del piano editoriale, dalla progettazione del concept allo sviluppo dei contenuti. Conosce le tecniche che consentono di integrare testi, audio, video, immagini, componendo un linguaggio complesso e realizzando un prodotto sintetico e completo, con il giusto mix di informazioni, interattività, servizi. L'attività si può estendere alla concezione di Intranet aziendali, con competenze nella mappatura delle conoscenze e dei flussi di comunicazione. Si tratta di una nuova figura professionale, estremamente innovativa, che richiede un mix di conoscenze e competenze. Competenze che si acquisiscono con una formazione umanistica, ma che si devono necessariamente integrare con competenze tecnologiche e di business.
Una cosa va subito precisata: di scuole "ad hoc"per diventare Web Content Manager ne esistono davvero poche; di certo vale la pena citare:
- il master organizzato a Milano dall'Ateneo Multimediale, che si colloca in una posizione di assoluto rilievo per l'autorevolezza dei docenti, per le aziende partner coinvolte e per l'innovativo piano didattico;
- le Facoltà di Lingue, letterature e culture moderne e Scienze della comunicazione e dello spettacolo della Libera Università IULM, in grado di formare figure di altissimo profilo professionale nel campo delle lingue e della comunicazione, sulla base delle esigenze e delle indicazioni del mondo produttivo;
- in alternativa, oltre alla classica Laurea in Scienze delle Comunicazione, presso l'ateneo di Pisa è stato recentemente istituito il Corso di Laurea in Informatica Umanistica, un percorso di studi nuovo ed unico in Italia, in grado di sfornare professionalità composite e flessibili, che hanno familiarità con i contenuti umanistici, sono capaci di trattarli in forma digitale e sanno comunicarli tramite il web, i prodotti multimediali e l'e-learning.
Personalmente ho imparato sul campo: una strada non certo facile da percorrere, soprattutto quando si è divorati dalla sacra passione dell'ambizione. Di sicuro una strada efficace, a patto di lavorare in un ambiente di lavoro stimolante, a contatto con professionalità dinamiche ed innovative. In ogni caso, per chi decide di optare per un masochistico fai-da-te, su Internet non mancano le risorse a cui attingere. Ecco alcuni dei miei link preferiti:
- www.webcontentmanagement.it/. Per chi ha letto il libro di Alessandro Lucchini - Content Management, Apogeo Editore - questo sito rappresenta il luogo (virtuale) dove l'autore prosegue il dialogo instaurato con i lettori, in un'ottica di confronto continuo di conoscenze ed opinioni sul tema.
- www.mestierediscrivere.com. Luisa Carrada è una pietra miliare nel panorama italiano della scrittura professionale. In questo suo blog, assolutamente impedibili gli articoli A lezione da Calvino e Internet e la scrittura d'impresa.
- www.comuniconline.it. Un sito zeppo di idee, spunti di riflessione ed approfondimenti su tutto quanto ruota intorno alla comunicazione d'impresa e non. Da segnalare il libro di Claudio Maffei (scaricabile in formato .pdf - 380 KB) Comunicare: un passaporto per il terzo millennio.
- www.html.it/webwriting/. A cura di Andrea Spila, una guida - semplice e completa, adatta ai neofiti della web-scrittura - che vi insegnerà a preparare i vostri testi per renderli fruibili online.
Ma veniamo all'accessibilità? Cosa c'entra la mia professione con l'accessibilità, o meglio, la non accessibilità dei siti web? Cosa posso raccontare a chi - per mestiere o per diletto - si confronta quotidianamente con fogli di stile, tempi di caricamento, layout e CSM? Proviamo a fissare insieme qualche concetto:
- a rendere un sito Internet poco accessibile, non sono solo le barriere architettoniche create da un codice html poco attento alle esigenze degli utenti diversamente abili;
- gli utenti diversamente abili non sono esclusivamente i portatori di handicap visivi o auditivi: in realtà tutti gli utenti della Rete sono potenziali utenti diversamente abili;
- Internet è il luogo dove testo e grafica si fondono per diventare un tutt'uno: in questo contesto la figura del Web Content Manager diventa necessariamente strategica nella progettazione di un sito che vuole (o meglio deve) ubbidire alle linee-guida WAI (Web Accessibility Initiatives) del W3C (World Wide Web Consortium);
- i nemici più insidiosi della Rete sono soprattutto la scrittura scadente ed una gestione poco oculata dei contenuti, che inducono l'utente (disabile o no) a fuggire precipitosamente da una pagina web dopo pochi, pochissimi click.
L'inaccessibilità di cui vorrei parlarvi si annida anche nei siti costruiti secondo i più rigidi dettami tecnici. A volte si nasconde dietro una sorta di "overdose da informazione": i contenuti convivono tutti su uno stesso livello, appiattiti dalla mancanza di logica, privi di una precisa gerarchia concettuale. Altre volte è l'uso del linguaggio: troppo complesso o comunque non adatto al target di riferimento (la didascalia è chiara? il nome del link è preciso? a chi mi rivolgo? sono autoreferenziale?). O ancora manca un uso sapiente dei livelli di complessità di testo: prima il titolo che cattura l'attenzione del lettore, poi l'abstract chiarificatore e riassuntivo, infine il testo vero e proprio con i suoi paragrafi, le parole chiave evidenziate, i link di approfondimento... Il risultato finale è comunque lo stesso: l'impossibilità, da parte dell'utente, di arrivare al contenuto per lui rilevante, all'informazione cercata...
Al mio argomentare manca un ultimo, decisivo tassello: quello che più ha messo in crisi il mio percorso professionale. Perché un Web Content Manager - masochista ed affetto da personalità multipla, in lotta perenne tra testo e grafica - deve sentire la necessità di diventare anche giornalista? Del resto, di fronte ai tanti giornalisti che approdano sul Web in cerca di nuove e più stimolanti occasioni di lavoro, decidere di percorrere la strada inversa non è un fatto usuale. La scintilla del cambiamento è scoccata quando, dopo essermi occupata per anni di contenuti per un importante portale tecnologico, ho deciso di raccogliere la sfida e dar vita a Prontoconsumatore.it, il portale dei consumatori della Regione Toscana. Una sfida interessante, non solo per il target di riferimento profondamente diverso.
Per la prima volta - oltre a comunicare in modo adeguato con gli utenti , per fornire loro un mezzo efficace di interazione con una PA - mi sono trovata nella necessità di dover offrire informazioni che fossero corrette, puntuali, attendibili. Mi occorreva una veste giornalistica... Così ho rimesso la mia professione in discussione ed ho imparato ad osservare i fatti, filtrare le notizie, tentando di stabilire nessi tra fenomeni apparentemente lontani, interpretando e raccontando la realtà. Una scelta non sempre facile - da qui la crisi di identità - perché in Internet è il lettore a scegliere: questa è la regola. E' lui che decide quali percorsi seguire, adattandoli di volta in volta alle proprie esigenze. Il Web Content Manager può solo suggerire, proporre. Per questo la Rete è un medium rivoluzionario: perché offre la possibilità di esporre le informazioni che ciascun destinatario è libero di scegliere a propria misura. Una regola che vale per tutti: giornalisti e comunicatori...
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31 ottobre 2005 , Luca
Buonasera,
sono titolare di un portale internet dedicato ad una particolare disciplina sportiva.
Vorrei sapere, se esiste la possibilità di riconoscere gli innumerevoli articoli sportivi da me redatti nel corso degli anni, o ultimi due anni, allo scopo di poter essere iscritto nell'albo dei pubblicisti o web writer ecc.
Grazie
1 dicembre 2005 , Linda Grilli
Le regole per diventare giornalista pubblicista sono leggermente diverse da regione a regione. Per conoscere nel dettaglio tali regole, deve rivolgersi all'Ordine dei Giornalisti della regione nella quale lei svolge la professione giornalistica. Gli indirizzi li puo' trovare consultando il sito internet dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti: http://www.odg.it/barra/ordini_regionali/ordini.htm. In ogni caso tenga presente che, per diventare giornalista pubblicista, deve poter dimostrare:
- di aver scritto un certo numero di articoli nell'arco di 2 anni;
- questi articoli devono essere stati pubblicati da una testata giornalistica (anche online);
- questi articoli devono essere stati retribuiti in modo adeguato e comunque non al di sotto di un certa soglia minima.
1 aprile 2006 alexia mangione
la testata a cui collabora (nel suo caso, di sua proprietà) deve essere autorizzata dal tribunale.
Nel caso in cui lei sia un privato che ha realizzato un sito, con articoli da lei redatti...
(senza autorizzazione) ritengo sia difficile ottenere l'iscrizione.
Solitamente gli articoli devono essere controfirmati da un pubblicista già iscritto, salvo lei non sia appunto un editore di una testata registrata.
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